Offset o digitale? Dipende! (da che dipende…)

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Quando ho iniziato a lavorare (ma quanto sono vecchia ormai!) la stampa era il momento conclusivo di tutti i lavori: il termine massimo, la prova del fuoco, tutti i nodi vengono al pettine. Aspettavamo la chiamata del tipografo che ci diceva che tutto era pronto ed entusiasticamente andavamo in tipografia a raccogliere il frutto della fatica, fossero stati biglietti da visita o cataloghi, l’emozione era la stessa. Sicuramente anche i clienti e le loro richieste erano abbastanza differenti, chi si avvicinava alla stampa lo faceva sempre cautamente e pronto, spesso sbagliando, a pagare dei salassi enormi anche per la più piccola cosa.

La stampa, rimanendo sempre uguale a se stessa, si è evoluta tantissimo e finalmente abbiamo una vera possibilità di scelta: l’offset e la stampa digitale.

Io credo che le due tecniche non debbano essere messe in contrapposizione, perché ognuna apre differenti vie di utilizzo: dipende logicamente da quello che dobbiamo stampare e dall’utilizzo che ne dobbiamo fare.
Spesso i piccoli cliente, o anche le aziende che devono fare presentazioni interne, richiedono stampati in piccole quantità in tempi ristretti e la stampa digitale rende questo possibile.
I vantaggi sono tanti: dal risparmio sugli impianti, il montaggio e l’avviamento macchina, alla possibilità di stampare piccoli quantitativi, alla resa in stampa, che ipoteticamente non subisce variazioni cromatiche in tutta la tiratura. In più, se pensiamo alla stampa editoriale, esiste la possibilità di mettere in produzione anche una sola copia di un libro uscito dalla produzione e per finire non dobbiamo scordarci che anche sulla stampa digitale è possibile fare applicazioni e nobilitazioni, cosa già molto usata nella realizzazione delle etichette del vino.

Fin qui tutto sembra giocare a favore del digitale, ma come ho detto tutto dipende dal prodotto che vogliamo realizzare: la stampa digitale è ancora legata a formati fissi (molte aziende di stampa non superano l’A3 PLUS), non può stampare i colori Pantone o in generale a campione, ma soprattutto ha una limitazione di costo: la stampa digitale ha costi fissi che non si ammortizzano con il crescere delle tirature, mentre l’offset ha la possibilità di decrescere come prezzo con un più alto numero di copie, di stampare colori a campione, di stampare su tutti i formati e su tutte le carte e di fare quasi tutte le lavorazioni in linea.

La conclusione è dunque che dipende da quello chedobbiamo fare, ma l’importante è non precludersi nessuna possibilità ed avere la capacità di proporre sempre la giusta soluzione, perché la stampa non può essere sostituita da nessun e-book o da Iflyer, e pensare che la tecnica continuerà a sorprenderci.

Roberta Dalla Valle
theValentino Immagine e Comunicazione