OLTRE LA MURAGLIA…tre domande a Francesco Barbieri

A chi piace andare per mostre e partecipare ad eventi artistici voglio segnalare la mostra “OLTRE LA MURAGLIA – La Cina e le Città del Futuro”, presso il Museo della Grafica di Pisa.
Sono stata invitata dall’amico-pittore Francesco Barbieri all’inaugurazione e avendo un debole per lo stile di Francesco non mi sono potuta astenere dal farci una capatina.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto Confucio di Pisa ed espone, oltre ai lavori di Barbieri, anche le bellissime foto di Michele Palazzi ed il documentario di Giuliano Marrucci.

Tema della mostra è raccontare quello che è stato definito come “il più grande e rapido processo di urbanizzazione della storia dell’umanità”, ovvero di come la Cina in 35 anni sia stata artefice di un cambiamento sociale veramente imponente.
Il governo cinese ha avviato l’”urbanizzazione obbligata” creando, a suo dire, condizioni di vita migliori per i contadini che si spostano verso le città e in parte è vero ma è anche vero che la diseguaglianza sociale è in crescita e l’ambiente circostante non viene salvaguardato.
Un tema complesso raccontato tramite la fotografica, la pittura e il videogiornalismo: tre voci narranti che ci accompagnano nel loro viaggio fra quello che è rimasto della Cina di ieri e la Cina di oggi.

Per chi non conoscesse Francesco Barbieri vi invito a dare uno sguardo al suo sito, http://www.francescobarbieri.eu/

Perché mi piacciono i suoi quadri?
…beh perché quando li guardo mi perdo dentro quelle linee infinite che lui traccia sulla tela; linee che si incontrano ma che non si fermano perché continuano nella tua mente, oltre la tela; colori impossibili su sfondi di città che “corrono”, veloci…come se il punto di vista dello spettatore fosse da un finestrino del treno…
Un assaggio delle tele che trovate alla mostra.

Un assaggio della mostra

TRE DOMANDE A FRANCESCO

1) Nell’introduzione alla mostra mi ha colpito una tua frase “Non lo sapevo, ma ho sempre dipinto città cinesi”. Molto spesso gli artisti sono alla ricerca di un proprio stile, sia nella tecnica che nella ricerca del soggetto, ancor di più chi come te ha iniziato il proprio percorso artistico come writer per poi trovare una nuova individualità artistica : cosa si prova a scoprire che la propria immaginazione creativa è rappresentativa di una realtà non immaginifica ma reale? 


La frase, che ho detto al curatore Andrea Baldini mentre facevamo un bilancio della mia residenza alla Nanjing University, è paradossale, ma di fatto le cose stanno effettivamente così. Vedi io dal 2013 ho ristretto il mio campo di ricerca al contesto urbano (che mi ha sempre interessato fin dai tempi del writing), e nel dipingere questo tipo di quadri, ho costantemente indagato l’aspetto distopico delle città moderne, o comunque un tipo di estetica che convenzionalmente è reputata come “brutta” e alienante, in ogni caso distante dal concetto tradizionale di bellezza. Quando sono arrivato in Cina ho notato che questo aspetto in quel tipo di metropoli è spinto al massimo, a volte andavo in giro e mi sembrava proprio di camminare dentro ai miei quadri. In questo senso è stato come ritrovarsi: una sorta di epifania che ha dato un senso ancora più importante alla mia esperienza cinese.

2) I tuoi lavori sono molto belli e di impatto. Nel video proiettato alla mostra si vede che lavori con delle tecniche miste per fare gli sfondi mentre i soggetti li realizzi con la spatola.
Che tipo per percorso hai fatto per arrivare ad utilizzare la spatola come strumento principale del tuo lavoro artistico?

Devi sapere che io non ho fatto alcuna scuola d’arte. Sono arrivato a inventarmi un mio modo di dipingere da autodidatta, partendo da alcune conoscenze sviluppate negli anni in cui ero un writer (in questo senso mi piace dire che la strada è stata la mia accademia). Un amico che invece l’accademia l’aveva fatta, al quale chiedevo sempre consigli tecnici, mi disse anni fa di provare a usare la spatola perché era uno strumento interessante per fare le architetture, i cavi, i tralicci e questo tipo di cose che mi piace dipingere. All’inizio era uno strumento difficile da controllare e proprio per questo mi intrigava. Oggi ho il controllo totale e la uso come se fosse un pennello. Ho imparato a fabbricarmene alcune per ottenere i risultati che voglio, grazie anche al confronto prezioso con altri amici artisti, e dunque ho sviluppato la mia ricetta personale per questo tipo di lavori.

 3) La prima volta che ho visto le tue opere sono rimasta colpita dai tuoi quadri: città oltre il post moderno avvolte da un’atmosfera senza tempo, come sospese in un limbo silenzioso che avvolge lo spettatore. Città abitate da grattacieli, strade e cavi elettrici ma non da persone: perché questa scelta?

Come ha scritto la curatrice Giuliana Schiavone, è la storia materiale dell’uomo che parla per lui. Non mi interessa inserire la figura umana perché sarebbe ridondante: bastano le architetture, i cieli e i treni per dirci molto di quello che siamo, della nostra società e dei suoi eccessi. Bastano i manifesti strappati o i giornali che a volte incollo sullo sfondo per farci avere un bagliore di quello che ci circonda, di quello che c’è nell’aria: città piene di persone nelle quali di fatto si è sempre più soli, come se appunto non ci fosse nessuno.

Questo è tutto.
Grazie a Francesco Barbieri per la sua disponibilità e ricordatevi di andare a vedere la mostra! 🙂

 

Elena Gorini
theValentino Grafica & Comunicazione