…e se Steiner fosse nato oggi? riflessione post mostra

 

Ieri 16 ottobre era l’ultimo giorno per visitare la mostra biografica “Licalbe Steiner. Alle origini della grafica italiana”, ospite presso il Museo degli Innocenti di Firenze.

Albe e Lica Steiner sono stati i pioneri della grafica , che a quel tempo in Italia non esisteva come materia e a stante.

La mostra, attraverso i lavori grafici esposti, le fotografie e i video sulla vita di questi due artisti ripercorre la loro vita artistica e politica dal 1939 al 1948.

Nel ’39 aprono il loro studio di grafica, nel ’40 entrano nel Partito comunista, allora clandestino e curano la comunicazione propagandistica del partito; la prima parte offre un’ ampia esposizione di manifesti, poster e progetti editoriali “dedicati” alla loro passione e lotta politica.

La seconda parte è dedicata invece ai progetti di grafica che realizzavano per le imprese.

E se ancora vi state domandando chi fossero questi due personaggi, vi rispondo con una domanda: “Avete presente il marchio della Coop? “, ecco adesso sapete chi sono! 😀

La mostra di per sé e interessante perché comunque racconta uno spaccato della storia del nostro paese attraverso il lavoro di questi due personaggi ma per gli addetti ai lavori, per noi grafici e disegnatori, non solo è meravigliosa ma ci porta a riflettere proprio sulla nostra professione, com’era e com’è adesso.

Davanti allo sviluppo di un logo dello studio Steiner, di un’immagina coordinata, ci rendiamo conto quanto il nostro lavoro sia importante e quanto siamo stati noi stessi nel tempo a fargli del torto e a svalutarlo.

Steiner, si legge in una nota di uno dei tanti lavori esposti, per sviluppare la proposta di un logo era solito fare almeno 60 bozze.

60 bozze…! poi andava per esclusione e quelle che rimanevano erano quelle sulle quali lavorare.

60 sono tante…e ovviamente i computer non esistevano a quel tempo, tutto rigorosamente a mano, quindi anche lo studio del logo era, come dire, funzionale, non “creativo”…citando quei clienti che ancora ci chiamano per fare un logo “strano”, “creativo”, sì ok ma deve avere una suo ragionamento o no!?

E dopo le bozze del logo, ecco la bozza del poster, la bozza del logo nelle sue varianti, lo studio del packaging e la bozza di una pagina pubblicitaria..penna e matita, scarabocchi e idee…

E tutti siamo della stessa idea nel pensare che erano gli anni giusti, le aziende investivano e i grafici lavoravano e guadagnavano …ma se Steiner fosse nato in questi anni, se avesse usato il computer invece del blocco e della matita, righello e compasso…che cosa avrebbe inventato?

Sarebbe riuscito ugualmente a realizzare il marchio Coop?

L’ignoranza tecnologica ha lasciato spazio alla creatività dei grafici e dei disegnatori, prima senza i nostri amatissimi computer non veniva richiesto un logo in tre giorni di lavoro; non veniva il matto di turno che ci fa cambiare la griglia all’ultimo momento e rimescola il tutto un minuto prima di andare in stampa. Non c’era (almeno non penso con queste tempistiche di oggi) la famosa frase “mi serve per ieri”.

Prima, Steiner o no, la penna era il mezzo e l’immaginazione ed il ragionamento la muovevano sul foglio bianco, si osava molto! Si sperimentavano nuove forme di stampa e sovrastampa, griglie fatte a mano che non hanno niente a che vedere con quelle standard dettate dalla regola…insomma, tutto un altro mondo? Esatto tutto un altro mondo.

Senza computer sicuramente c’era fretta, c’è sempre stata, ma non così come oggi.

La fretta non solo ha ammazzato il processo creativo ma ha creato anche la “comunicazione ad esaurimento”di un’azienda, che purtroppo si riversa anche nel settore del guadagno.

Immaginate oggi di proporre lo studio dell’immagine ad un’impresa attraverso delle bozze fatte a mano…bozze non solo del logo ma anche dei biglietti da visita, poster, etc…

Il triplo del lavoro? Il quadruplo di quanto ci mettiamo oggi a farlo con il computer? Magari per noi sarebbe una figata, tornare a fare le presentazioni come in “Mad Men” ma poi alla fine il conto chi lo presenta?

I loghi li sviluppiamo sempre a mano, certo non facciamo 60 bozze ma al cliente poi lo presentiamo a video, già con i colori e le varie dimensioni, etc…il processo creativo ugualmente c’è stato ma questo il cliente non lo percepisce, vede solo una jpg o un pdf e non distingue ( a meno che non sia un illuminato! ) il computer dalla nostra mente.

Ancora oggi siamo testimoni di esternazioni come : “Ah ma i cambiamenti non li fa tutti lui? ” (lui inteso come il computer); e se volessimo presentargli bozze in bianco e nero, schizzi esaustivi su fogli A4, la famosa “IDEA”, la maggior parte rimarebbe a bocca aperta, formulando con tono spaseato : “Ma ti si è rotto il computer?

Voi avete avuto modo di vedere la mostra?
Ha suscitato in voi queste riflessioni?

Elena Gorini
theValentino Agenzia di Comunicazione Toscana